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Intervista del dr. Andrea Bartelloni al prof. Giulio Soldani  pubblicata su "Il Corriere del Sud" del mese di Febbraio


Spesso i temi scientifici vengono trattati con superficialità e a questa affermazione non sfugge un argomento come quello degli organismi geneticamente modificati (OGM). Anzi il dibattito sui media ha risvolti, che spesso hanno poco a che vedere con la scienza.
Dall'esame dei quotidiani e delle notizie sui telegiornali tutto ciò che riguarda le biotecnologie ha una connotazione negativa (v. il recente Rapporto dell'Osservatorio di Pavia Media Research) per il 55% degli intervistati, neutra per il 18 e positiva per il restante 28%.
Tutto questo è frutto di una campagna di disinformazione basata sull'emotività e sulla paura di qualche cosa che non si conosce.
Le opinioni hanno preso il sopravvento sui fatti. Degli OGM si sa poco o niente, ma se ne parla e chi si fa sentire di più sono gli oppositori, spesso "ideologici", che fanno leva su paure irrazionali e su parole "talismano" come 'biologico' che dovrebbe essere fonte di ogni felicità.
A questo proposito pensiamo ai costi del biologico e trasportiamoli in quei paesi del terzo mondo che hanno necessità di cibo in quantità e che solo grazie alle nuove tecnologie agricole e alla genetica riescono a produrre.
Premesso questo, bisogna tuttavia fare attenzione a non cadere nell'eccesso opposto: tutto ciò che è OGM, transgenico, è buono.
Per cercare di capire di che cosa si tratta e per definire con precisione i termini della questione ne parliamo col prof. Giulio Soldani Ordinario di Farmacologia e Tossicologia all'Università degli Studi di Pisa.


1. L'uomo ha sempre cercato di migliorare il mondo che lo circonda. Le modificazioni genetiche avvenivano attraverso incroci per migliorare le razze animali ma anche le specie vegetali. Sembrerebbe che adesso siano cambiati i metodi, molto più tecnologici e molto meno naturali.

Tradizionalmente l'uomo ha sempre cercato di migliorare le razze animali o le varietà dei vegetali ricorrendo ad incroci con altre varietà che presentavano caratteri interessanti. Tuttavia, per produrre varietà migliorate con queste tecniche è necessario disporre di numerose specie con caratteristiche diverse per poter individuare quella capace di trasferire nell'incrocio il carattere voluto. Alla fine di questa procedura il nuovo organismo, anch'esso transgenico, conterrà il gene o i geni responsabili di quella determinata caratteristica, ma potrà avere anche ereditato numerosi altri geni estranei. Altro metodo utilizzato era quello di irradiare le cellule in modo da modificare i geni già presenti nella pianta (mutagenesi). Oggi si opera invece integrando un gene "esogeno", e solo quello, dimostratosi particolarmente interessante per la vita e lo sviluppo dell'animale o della pianta, nel DNA, utilizzando "ingegneri genetici" in modo che questo nuovo organismo, modificato geneticamente, sia in grado di svolgere meglio alcune funzioni. Abbiamo così ottenuto animali in grado di svilupparsi più rapidamente e in condizione di produrre farmaci o piante resistenti allo stress, con migliore contenuto nutritivo o da usare a scopo biomedico o industriale. Penso quindi che questi tanto bistrattati OGM si dimostrino estremamente promettenti alla luce della possibile risoluzione di alcuni dei grandi problemi che affliggono oggi l'intera umanità (vedi il problema della fame o la cura delle grandi malattie). Direi quindi che queste nuove tecnologie vadano guardate con occhio vigile, ma fiducioso, e controllate caso per caso in modo da ottenere il meglio da esse e non criticate in blocco (come si sente spesso dire: "Sono contro gli OGM"; ma quali ? tutti? o solo alcuni? e perchè?).


2. Gli OGM vengono demonizzati (cibo Frankenstein), la Toscana sembra all'avanguardia in questa battaglia. Quanto c'è di reale in questo timore. Almeno andrebbe continuata la ricerca e la sperimentazione.

Quello che si sta verificando oggi in Europa e non solo in Toscana è particolarmente preoccupante e rischia di bloccare la ricerca in questo settore strategico con gravi ripercussioni future anche sulla nostra economia. La demonizzazione da parte dei principali "mass media" dei cosiddetti cibi Frankenstein ha infatti spinto anche il nostro Ministro delle Politiche Agricole a sospendere le sperimentazioni di OGM in campo, con motivazioni che ritengo poco attendibili da un punto di vista scientifico. Il Dipartimento economico e sociale della FAO, l'organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura dell'ONU, ha al contrario confermato che tutte le sperimentazioni effettuate non hanno rilevato ad oggi alcun grado di tossicità degli OGM vegetali in commercio. Inoltre, negli Stati Uniti, dove gli OGM sono consumati da diversi anni non sono stati riscontrati aumenti statisticamente significativi dell'incidenza di malattie, rispetto all'Europa dove la commercializzazione di questi prodotti conosce restrizioni notevolissime. Per capire poi quanto il controllo sia severo in questo settore (e perchè allora non estenderlo anche agli incroci "naturali" dove di materiale genetico se ne scambia molto di più?) basti pensare la fatto che Cuba, Cina e Stati Uniti hanno già pronti alcuni pesci transgenici a migliore produttività zootecnica, ma non possono ancora commercializzarli perchè gli Enti Regolatori vogliono che la sperimentazione continui ancora in modo fugare ogni dubbio nel consumatore sulla loro possibile pericolosità.


3. Grandi nazioni molto popolate (India, Cina) stanno investendo, specialmente nel settore agricolo, sugli OGM. Assistiamo invece al rifiuto di aiuti alimentari da parte di alcuni paesi africani in odio alle multinazionali, ma a danno delle popolazioni.

Questa domanda stimola alcune interessanti, ma amare, riflessioni su come la pseudo-divulgazione scientifica e la propaganda a senso unico possano in definitiva arrecare danni proprio a quei paesi in via di sviluppo che dicono di voler difendere dalle multinazionali. I casi di India e Cina sono particolarmente significativi a riguardo. Questi due paesi infatti, assieme ad Argentina e Cuba, stanno infatti investendo da anni molte delle loro risorse nel settore OGM col risultato che oggi hanno in parte risolto alcuni problemi alimentari, riescono ad esportare (vedi l'India con il cotone transgenico) e quindi a dipendere sempre meno dalle "famigerate" multinazionali. Al contrario il caso dello Zambia e di altri paesi africani è significativo della gravità di certe prese di posizione acritiche. L'Africa periodicamente soffre di periodi di grande carestia. Nello scorso anno gli Stati Uniti hanno inviato nell'Africa australe come aiuto alimentare per le popolazioni affamate decine di migliaia di tonnellate di cereali, per contribuire a sfamare un grande numero di uomini, donne e bambini. Questi alimenti sono stati giudicati anche dai rappresentanti della Commissione Europea (comunicato emesso a Lusaka nello Zambia il 28 Agosto 2002) sicuri da ogni punto di vista, confermando quanto già espresso dall'ONU: "il consumo di alimenti che contengono OGM distribuiti sotto forma di aiuti all'Africa australe non presenta possibili rischi per la salute umana". Anche la Chiesa Cattolica, nelle parole di Mons. Elio Sgreccia, Vicepresidente della Pontificia Accademia delle Scienze, ha preso posizione sull'argomento: "Non c'è preclusione verso le biotecnologie animali e vegetali; esse possono essere giustificate con la motivazione che sono per il bene dell'uomo. Dio ha inteso gli animali ed i vegetali creature buone per le necessità dell'uomo, dando però all'uomo il compito e la responsabilità di governare il creato". Tuttavia molto di questo cibo è rimasto nei depositi senza essere utilizzato. La conclusione di questa triste storia è che, mentre quelli che nutrono certe paure e si concedono sofisticati dibattiti sul biotecnologico, sicuramente mangiano prima di andare a dormire, milioni di persone rischiano per questa cattiva propaganda la denutrizione e le malattie ad essa connesse.


4. Nel settore farmaceutico e farmacologico possiamo oggi fare a meno degli OGM?

Nel campo farmaceutico molti sono i malati che si avvalgono già da alcuni anni di prodotti da biotecnologie quali i diabetici che possono utilizzare insulina umana prodotta biotecnologicamente, i bambini di bassa statura che possono utilizzare ormone della crescita umano o i dializzati che possono utilizzare eritropoietina. Basterebbero questi prodotti e i problemi sanitari gravissimi che hanno contribuito a risolvere per giustificare l'uso delle biotecnologie in ambito farmaceutico. Ma il settore è in pieno sviluppo e quotidianamente riceviamo informazioni sulla lunghissima lista di farmaci che potremo ottenere con le biotecnologie: pomodori produttori di vaccini per l'epatite B, latte vaccino contenente fattori indispensabili per il paziente emofilico, semi di lino contro il cancro della prostata, erbe contro l'afta epizootica e la lista potrebbe continuare ancora a lungo. Bisogna avere fiducia in queste nuove tecniche, non abbassando tuttavia la guardia per quanto riguarda i controlli da effettuare per valutare eventuali rischi in rapporto ai benefici che possono indurre. La ricerca farmacologia procede da anni rispettando rigorosi protocolli tossicologici e non vedo perchè gli stessi protocolli non debbano essere applicati anche ai prodotti da biotecnologie. Quindi anche in questo caso fiducia critica e misurata.


5. Il "biologico"? Se si controllano i prezzi sugli scaffali si vede che l'alimentare biologico costa quasi il triplo rispetto ai prodotti normali. Tutto questo insistere sul biologico anche da parte dei no-global, oltre a rasentare il ridicolo (vedi il panino biologico tanto sbandierato a Firenze) ha anche aspetti quanto meno utopistici e difficilmente potrà uscire dalla "nicchia" dovuta al rapporto quantità-prezzo.

Il cosiddetto biologico fa anch'esso parte di uno dei grandi miti della cultura moderna. Oggi infatti basta dire biologico o naturale perchè il cittadino abbassi la guardia e sia disponibile ad assumere qualsiasi cosa senza alcun controllo. Cito per tutti l'avventore che entra in farmacia chiedendo un farmaco "naturale e non chimico". Come se la natura non producesse chimica e come se in natura non esistessero si molti farmaci, ma anche potentissimi veleni. Anche qui è opportuno valutare quanto composto il mio organismo è in grado di tollerare e quali sono i benefici che mi può dare, sia esso naturale o di sintesi. Tutti i giorni vengono riportati nella letteratura scientifica, ed oggi per fortuna anche su alcuni organi di stampa, casi di persone intossicate da tisane varie contenenti principi attivi di diverso tipo assunti in quantità inadeguata. E' sufficiente dire che il papavero produttore di oppio, la coca, la digitale, il mughetto o l'oleandro sono composti naturali e magari coltivati biologicamente per poterli assumere a nostro piacimento? Ma anche questo fa parte di una filosofia che ritiene il naturale pregiudizialmente buono, e quindi inoffensivo sempre, mentre tutto ciò che è fatto dall'uomo, cattivo a priori. Veniamo ora ai cibi biologici. Alcune tristi vicende alimentari (vedi polli alla diossina in Belgio o sindrome della mucca pazza in Europa) hanno fatto perdere al consumatore la fiducia negli alimenti derivanti da animali o vegetali trattati con sostanze chimiche di sintesi. Questo ha una sua intrinseca giustificazione, anche se la gente dimentica con facilità che le nuove tecniche che prevedono l'utilizzo dei farmaci sia in agricoltura che in zootecnia hanno permesso di produrre alimenti meno contaminati (pensiamo alle salmonelle nelle uova o al micobatterio tubercolare nel latte bovino che erano di facile reperimento in passato), in quantità notevoli (riflettiamo solo su questo dato: oggi il 5% della popolazione nord-americana impiegata in agricoltura produce cibo per miliardi di persone, mentre agli inizi del '900 il 60% della popolazione impiegata in agricoltura non era in grado di produrre alimenti atti sfamare neppure i propri connazionali), e in grado di soddisfare le esigenze alimentari di larghe fasce di popolazione. E poi il biologico è davvero così sicuro? A pensare alle ultime inchieste dei NAS sembrerebbe di no, perchè in molte aziende biologiche italiane sono stati sequestrati quantitativi ingenti di farmaci e di pesticidi non denunziati. Ultima considerazione è che con questi prodotti "di nicchia" e molto costosi non è presumibile possano venire risolti i gravi problemi di alimentazione del terzo mondo. Chiunque abbia esperienze lavorative in questi paesi, come l'ho avuta io in passato in Africa, sa bene che queste popolazioni chiedono di utilizzare i prodotti chimici in agricoltura.


6. Infine tra le posizioni delle multinazionali e quelle dei no-global è possibile una posizione equilibrata che faccia capire all'uomo della strada se e dove sono i rischi e i benefici.

Io credo che la posizione giusta da assumere riguardo a questi grandi problemi sia come sempre quella che richiede la verifica critica di ogni dato scientifico. Le domande alle quali ogni uomo di buona volontà e libero da pregiudizi deve oggi porsi sono? Gli OGM sono necessari? Quali di essi sono sicuri? Ed ancora: possono aiutare i paesi in via di sviluppo a risolvere i loro gravi problemi? Possono conservare le risorse naturali e proteggere la biodiversità? Possono aiutare le nostre produzioni nazionali, anche di nicchia, a sopravvivere alle malattie ed ai parassiti? Le risposte che mi sento in grado di dare sono le seguenti: alla luce dei dati scientifici in nostro possesso si può oggi affermare che gli OGM sono necessari, non più rischiosi degli alimenti non-OGM che quotidianamente mangiamo, e possono aiutare l'uomo a risolvere molti dei problemi deve affrontare in ogni parte del mondo. Allora tutto va bene? Neanche questo. Nella vita nessuna cosa è priva di rischi. Tutto va esaminato nell'ottica del rischio-beneficio o per chi ha fatto gli Esercizi Spirituali di Sant'Ignazio relativamente alla scelta di stato valutando su parti separate di un foglio diviso in due i pro ed i contro. Ed allora oggi, inizio 2003, i pro a favore degli OGM sono superiori di gran lunga ai contro.

Intervista a cura di Andrea Bartelloni




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