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FACSIMILE DI VERBALE DI NOTIFICA DEI LABORATORI OPERANTI CON OGM DI CLASSE 1




Decreto Legislativo 12 Aprile 2001, n. 206
Attuazione della direttiva 98/81/CE del consiglio che modifica la direttiva 90/219/CEE concernente l’impiego confinato di microrganismi geneticamente modificati.


Analisi di valutazione del rischio
Articolo 5 comma 2



A) IMPIEGO CONFINATO DI AGROBACTERIUM TUMEFACIENS

Elementi di valutazione

1. Considerazioni sugli effetti potenzialmente nocivi.

La gestione del rischio derivante dalla manipolazione e gestione di agenti biotici è inizialmente basata sull’identificazione dei pericoli potenziali cui fa seguito la valutazione dei rischi associati e l’adozione delle misure tecniche ed organizzative di controllo.
In prima istanza, i ceppi di Agrobacterium tumefaciens utilizzati presso il laboratorio di Biotecnologie dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige non sono patogeni né nocivi per gli esseri umani e per gli animali. Per quanto riguarda le piante , per le loro caratteristiche, sono da considerarsi non patogeni, in quanto sono disarmati, cioè privi dei geni coinvolti nei processi di patogenesi. I geni del T-DNA dei ceppi selvatici (geni coinvolti nella sintesi di fattori di crescita vegetali, che determinano tumori nelle dicotiledoni, ed i geni per la produzione di opine) sono infatti stati rimossi e sostituiti con geni di interesse per la ricerca. Pertanto, i ceppi di Agrobacterium in oggetto sono da considerarsi non nocivi per l’ambiente e non patogeni per piante, animali e persone, secondo i criteri di classificazione internazionali.
Non sono stati riscontrati casi, riportati in letteratura, di effettiva relazione di causalità tra A. tumefaciens ed affezioni umane sia di tipo tossicologico sia di tipo allergico. Lo stesso si può dire per analoghi effetti sugli animali.
Pertanto, il fattore rischio, per la predisposizione di un’efficace prevenzione e profilassi, è da considerarsi bassissimo, ma come ogni rischio non può essere considerato nullo. Per cui, anche se il personale del laboratorio non ha mai manifestato fenomeni allergici o di intolleranza di qualunque sorta, le prescrizioni sono quelle di adottare la massima precauzione nella manipolazione dei MOGM, anche se di classe 1.
A questo riguardo, il personale che effettua le operazioni di laboratorio con ceppi di A. tumefaciens ‘disarmati’ è ben informato e qualificato, ha a disposizione i presidi personali di prevenzione (camici, occhiali, guanti, mascherine) ed utilizza cappe a flusso laminare verticale. Il personale di laboratorio non strutturato (studenti, tirocinanti, borsisti, assegnisti, contrattisti) riceve un addestramento specifico e si adegua alle buone prassi di laboratorio e alle precauzioni stabilite. Inoltre, è garantito un costante aggiornamento scientifico sulle conoscenze relative all'impiego di ceppi di A. tumefaciens ‘disarmati’ nei laboratori, tramite la frequente consultazione della letteratura relativa.
Per quanto riguarda la colonizzazione e la diffusione nell’ambiente , i ceppi commerciali di A. tumefaciens utilizzati in laboratorio oltre ad essere "disarmati" non posseggono vantaggi competitivi di colonizzazione rispetto ai ceppi ‘wild-type’ presenti nelle aree di coltivazione di specie vegetali.
Il caso del trasferimento accidentale per via naturale ad altri organismi del materiale inserito, per quanto attentamente evitato in via precauzionale, non comporterebbe pericolo od effetti negativi in quanto:
- la sequenza(e) inserita è nota, ben caratterizzata e priva di pericolosità;
- è limitata nelle dimensioni e priva di sequenze “flanking” sconosciute;
- non ha vantaggi competitivi nell’ambiente in quanto non verrebbe soggetta a pressione di selezione naturale;
- il tipo di resistenza agli antibiotici per lo screening è basato su un antibiotico che non è utilizzato in terapia umana.

2. La valutazione di cui all'art 5, comma 2.

a) Effetti potenzialmente nocivi.
Il microrganismo ricevente (A. tumefaciens: C58, LBA4404, AGL0, AGL1, EHA105, loro derivati, ecc.) utilizzato per scopi di ricerca è da considerarsi sicuro per tutto quanto sopra riportato.
Il materiale genetico inserito proviene da microrganismi non patogeni o da microganismi patogeni per le piante (virus vegetali, fitoplasmi, batteri e funghi) che riguarda:
- singoli geni non patogeni (anche ottenuti tramite cataloghi commerciali) che producono enzimi attivi in noti pathway biochimici;
- sequenze non codificanti proteine patogene (promotori, geni e geni in forme antisenso);
- frammenti di sequenze genomiche o sequenze associate al genoma (RNA satelliti, RNA difettivi interferenti) incapaci di replicazione autonoma.
I vettori utilizzati sono plasmidi commerciali ben caratterizzati (pBin19, pGreen/pSoup, pKIWI105, ecc.) privi di sequenze patogene e con siti di restrizione noti.
I microrganismi donatori non intervengono nell’operazione. In alcuni casi essi non sono assolutamente patogeni e non hanno storia di patogenicità. Nel caso di microrganismi patogeni per le piante (virus vegetali, batteri e funghi), essi non intervengono nelle operazioni e di essi sono utilizzati frammenti del genoma che non codificano proteine tossiche e che non sono capaci di replicazione autonoma.
Di conseguenza, il MOGM che deriva da queste operazioni non è da considerarsi patogeno, al meglio delle conoscenze scientifiche oggi disponibili.

b) Impiego confinato.
Il tipo di operazioni che si eseguono e le apparecchiature e le sostanze che si utilizzano in tutti i laboratori di ricerca microbiologica, non consente di escludere in toto danni al personale, come esito di infortuni e di dispersione di agenti biologici. Sono quindi attuate misure di prevenzione di tipo tecnico, organizzativo e procedurale che assicurano un adeguato controllo dei potenziali rischi connessi alle attività in oggetto, come ad esempio:
- il personale è periodicamente informato sui cambiamenti delle attività del laboratorio che contemplano il cambiamento di microrganismi anche se sempre di classe 1;
- è eseguita un’analisi sistematica (e.g. Zuerich Hazard Analysis) sui nuovi microrganismi utilizzati, anche tramite la verifica della presenza, nella famiglia del microrganismo, di fattori di rischio da prendere in considerazione;
- nel caso in cui l’organizzazione di ricerca preveda più gradi di controllo, i vari responsabili della sicurezza sono avvertiti tramite relazione scritta.
Per ridurre il rischio biologico, è stato preso in considerazione il confinamento dell’utilizzo e della manipolazione dei MOGM. Tale confinamento è stato attuato sia in modo fisico e logistico sia procedurale (flusso dei movimenti del personale addetto).
Per l'identificazione del rischio di sconfinamento è stata eseguita, per le singole sezioni del laboratorio, un'analisi dei pericoli effettivi ispirandosi alle categorie di pericolo definite nelle linee guida del decreto legislativo 19 settembre 1994 n. 626 ed in particolare esaminando:
1. la sistemazione degli ambienti di lavoro;
2. l'esposizione del personale ad agenti biologici;
3. l'impiego razionale delle apparecchiature e delle attrezzature di lavoro;
4. i fattori ambientali: ventilazione (forzata, filtrata ed a flusso direzionato nell’ambiente confinato);
5. l’assenza, negli ambienti di lavoro dove sono manipolati i MOGM di altri bioti potenziali ospiti delle sequenze presenti negli organismi donatori, riceventi e MOGM.
Il personale coinvolto in tali operazioni è tenuto ad aggiornare l’elenco dei MOGM, su supporto informatico e su apposito registro cartaceo, ed a compilare e conservare i quaderni di lavoro.
Nel laboratorio microbiologico sono, comunque, adottate le misure di contenimento indicate dalle norme di Buona Pratica di Laboratorio.

Conservazione del MOGM
Al fine di ridurre potenziali rischi biologici, è minimizzata la conservazione del MOGM in brodo-glicerolo preferendo la conservazione di DNA plasmidico ricombinante. In entrambi i casi la conservazione è effettuata in apposito congelatore a –20 e/o –80°C, opportunamente contrassegnato. Limitatamente al periodo necessario all'attività specifica, il MOGM viene piastrato su terreno di coltura agarizzato e sigillato in piastre Petri, conservato in frigorifero a 4°C opportunamente contrassegnato.

Smaltimento del materiale biologico
Anche nei casi non strettamente necessari, tutto il materiale biologico di classe 1, ed il materiale di laboratorio venuto a contatto con tali microrganismi (terreni di coltura, vetreria, plastica, plastica monouso, guanti monouso) è sottoposto a sterilizzazione termica in autoclave a 121°C per 30 minuti prima di essere riutilizzato o eliminato come rifiuto. La possibilità di discriminare tra materiale trattato in autoclave e non, è essenzialmente fornita dall’applicazione di nastri adesivi autoclavabili con indicatore di temperatura. In taluni casi, in particolare per i pochi ml impiegati nel caso specifico, il materiale può venire distrutto con ipoclorito di sodio a 5% - 13%. Benché si tratti di ceppi di A. tumefaciens commerciali non patogeni, è tuttavia consigliato al personale l’adozione dei presidi personali di protezione monouso durante il trattamento per lo smaltimento.

c) Gravità degli effetti potenzialmente nocivi.
Una modalità per procedere all’analisi del rischio sugli effetti nocivi dei microrganismi utilizzati in laboratorio, potrebbe essere quella di rifarsi al caso generale delle informazioni sulla nocività della famiglia a cui i microrganismi in questione appartengono. A. tumefaciens è un batterio molto studiato sotto il profilo fitopatologico, genomico e molecolare (sia per l'importanza economica delle malattie che i ceppi virulenti causano nelle piante, sia per l’utilizzo di ceppi disarmati nella trasformazione genetica) ed esistono ampie documentazioni e casistiche sulle affezioni patologiche nelle piante e sui possibili rimedi applicabili. Analoghe considerazioni sono valide per i microrganismi donatori dei quali, va ricordato, sono utilizzati solo frammenti del genoma per i quali non esistono effetti potenzialmente nocivi conosciuti.

d) Probabilità che gli effetti nocivi si realizzino.
In Tabella 1 è riportata una matrice di valutazione fatta seguendo i principi del decreto legislativo 19 settembre 1994 n. 626, delle probabilità di rischio legate alla stima del danno.

gravità danno/patologia

frequenza lieve media grave gravissima
improbabile 1 2 3 4
poco probabile 2 4 6 8
probabile 3 6 9 12
Molto probabile 4 8 12 16

Tab. 1 - Stima della gravità e della probabilità di rischio

Facendo riferimento alla casistica di rischio dell’utilizzo dei materiali biologici (classificati di classe 1) nei laboratori di biologia molecolare di tutto il mondo, si è portati a concludere che il rischio di danni per gli esseri umani, gli animali e le piante sia da considerarsi a frequenza improbabile e a gravità lieve.

3. Conclusione: classe di riferimento e assegnazione.

L’analisi della relazione sulla valutazione del rischio porta a concludere che la classe di riferimento e di assegnazione è la CLASSE 1 in cui gli impieghi confinati presentano rischi nulli o trascurabili.
Di conseguenza, il LIVELLO DI CONTENIMENTO 1 per il MOGM in questione è da ritenersi appropriato per proteggere la salute umana, gli animali, le piante e l’ambiente.


B) IMPIEGO CONFINATO DI ESCHERICHIA COLI

Elementi di valutazione

1. Considerazione sugli effetti potenzialmente nocivi .

La gestione del rischio derivante dalla manipolazione e gestione di agenti biotici è inizialmente basata sull’identificazione dei pericoli potenziali cui fa seguito la valutazione dei rischi associati e l’adozione delle misure tecniche ed organizzative di controllo.
In prima istanza, i ceppi di Escherichia coli utilizzati presso il laboratorio di Biotecnologie dell'Istituto Agrario di San Michele all'Adige, sono da considerarsi non nocivi per la salute umana secondo i criteri di classificazione internazionali. Non sono mai stati riscontrati casi, riportati in letteratura, di effettiva relazione di causalità tra gli organismi in parola ed affezioni umane sia di tipo tossicologico che allergico. Lo stesso si può dire per analoghi effetti sugli animali . E. coli non è un patogeno delle piante .
Il fattore rischio, per la predisposizione di un’efficace prevenzione e profilassi, è da considerarsi bassissimo, ma come ogni rischio non può essere considerato nullo. Per cui, anche se il personale del laboratorio non ha mai manifestato fenomeni allergici o di intolleranza di qualunque sorta, le prescrizioni sono quelle di mantenere la massima precauzione nella manipolazione dei MOGM anche se di classe 1. A questo riguardo, il personale strutturato che effettua le operazioni di laboratorio con ceppi di E. coli è ben informato e qualificato, ha a disposizione i presidi personali di prevenzione (camici, occhiali, guanti, mascherine) ed, utilizza cappe a flusso laminare verticale. Il personale di laboratorio non strutturato (studenti, tirocinanti, borsisti, assegnisti, contrattisti) riceve un addestramento specifico e si adegua alle buone prassi di laboratorio e alle precauzioni stabilite.
Inoltre, per mantenere un continuo aggiornamento scientifico sulle possibili insorgenze ed effetti di un’infezione da E. coli , che è l’organismo (commerciale) di classe 1 utilizzato per il mantenimento delle sequenze di DNA, viene costantemente monitorato il sito http://web.bham.ac.uk/bcm4ght6/title.html (The E. coli index) che è continuamente aggiornato sugli sviluppi della ricerca patologica su E. coli.
Per quanto riguarda la colonizzazione e la diffusione nell’ambiente , i ceppi commerciali di E. coli utilizzati in laboratorio sono notoriamente privi di:
- Enterotossine termostabili e termolabili;
- Tossine Shiga e shiga-simili;
- Tossine citoletali;
- Citotossine VIR;
- Fattori necrotizzanti citotossici.
Non posseggono vantaggi competitivi di colonizzazione. Inoltre non sono note resistenze preesistenti ad antibiotici anche se attenzione va fatta, con un monitoraggio a campione periodico, all’insorgenza di mutazioni in tal senso.
Il caso del trasferimento accidentale per via naturale ad altri organismi del materiale inserito, per quanto attentamente evitato in via precauzionale, non comporterebbe pericolo od effetti negativi in quanto:
- la sequenza(e) inserita è nota, ben caratterizzata e priva di pericolosità;
- è limitata nelle dimensioni e priva di sequenze “flanking” sconosciute;
- non ha vantaggi competitivi nell’ambiente in quanto non verrebbe soggetta a pressione di selezione naturale;
- non è costruita per essere mobile;
- il tipo di resistenza agli antibiotici utilizzata per lo screening, anche se basato su un antibiotico che è impiegato in terapia umana, non è inserita in sequenze note per essere trasferibili.

2. La valutazione di cui all'art 5, comma 2.

a) Effetti potenzialmente nocivi
Microrganismo ricevente.
Il microrganismo ricevente (E. coli: XL1BLU, JM83, JM101, DH5a, loro derivati, ecc.) non è patogeno e non ha storia di patogenicità. E’ da considerarsi altrettanto sicuro dell’organismo donatore e/o conservatore delle sequenze di interesse.
Il microrganismo commerciale (E. coli) utilizzato per scopi di ricerca è da considerarsi sicuro per quanto sopra riportato.
Il materiale genetico inserito proviene da microrganismi non patogeni o patogeni per le piante (virus vegetali e funghi) e riguarda:
- singoli geni non patogeni (anche ottenuti tramite cataloghi commerciali) che producono enzimi attivi in noti pathway biochimici;
- sequenze non codificanti proteine patogene
- frammenti di sequenze genomiche o sequenze associate al genoma (RNA satelliti, microsatelliti, RNA difettivi interferenti) incapaci di replicazione autonoma .
I vettori utilizzati sono plasmidi binari ospitati anche da A. tumefaciens o plasmidi tipici di E. coli (Bluescript, PBR, loro derivati, ecc.) reperibili in commercio ben caratterizzati, privi di sequenze patogene e con siti di restrizione noti.
I microrganismi donatori non intervengono nell’operazione. In alcuni casi essi non sono assolutamente patogeni e non hanno storia di patogenicità. Nel caso di microrganismi patogeni per le piante (virus vegetali e funghi), essi non solo non intervengono nelle operazioni ma sono utilizzati frammenti del genoma che non codificano proteine tossiche e che non sono capaci di replicazione autonoma.
Di conseguenza, il MOGM che deriva da queste operazioni non è da considerarsi patogeno, al meglio delle conoscenze scientifiche oggi disponibili.

b) Impiego confinato.
Il tipo di operazioni che si eseguono, e le apparecchiature e le sostanze che si utilizzano in tutti i laboratori di ricerca microbiologica, non consente di escludere in toto danni al personale, come esito di infortuni e di dispersione di agenti biologici. Sono quindi attuate delle misure di prevenzione di tipo tecnico, organizzativo e procedurale che assicurino un adeguato controllo dei rischi connessi alle attività in oggetto come ad esempio:
- il personale che vi opera è periodicamente informato dei cambiamenti delle attività del laboratorio che contemplano il cambiamento di microrganismi, anche se sempre di classe 1;
- è fatta un’analisi sistematica (e.g. Zuerich Hazard Analysis) sui nuovi microrganismi utilizzati anche tramite la verifica della presenza, nella famiglia del microrganismo, di fattori di rischio da prendere in considerazione;
- nel caso in cui l’organizzazione di ricerca preveda più gradi di controllo, i vari responsabili della sicurezza sono avvertiti tramite relazione scritta.
Per ridurre il rischio biologico, è stato preso in considerazione il confinamento dell’utilizzo e della manipolazione degli MOGM. Tale confinamento è stato attuato sia in modo fisico e logistico sia procedurale (flusso dei movimenti del personale addetto).
Per l'identificazione del rischio di sconfinamento è stata eseguita, per le singole sezioni del laboratorio, un'analisi dei pericoli effettivi ispirandosi alle categorie di pericolo definite nelle linee guida del decreto legislativo 19 settembre 1994 n. 626 ed in particolare esaminando:
1. la sistemazione degli ambienti di lavoro;
2. l'esposizione del personale ad agenti biologici;
3. l'impiego razionale delle apparecchiature e delle attrezzature di lavoro;
4. i fattori ambientali: ventilazione (forzata, filtrata ed a flusso direzionato nell’ambiente confinato);
5. l’assenza, negli ambienti di lavoro dove sono manipolati i MOGM di altri bioti potenziali ospiti delle sequenze presenti negli organismi donatori, riceventi e MOGM.
Il personale coinvolto in tali operazioni è tenuto ad aggiornare l’elenco dei MOGM, su supporto informatico e su apposito registro cartaceo, ed a compilare e conservare i quaderni di lavoro.
Nel laboratorio microbiologico sono, comunque, adottate le misure di contenimento indicate dalle norme di Buona Pratica di Laboratorio.

Conservazione del MOGM
Al fine di ridurre potenziali rischi biologici, è minimizzata la conservazione del MOGM in brodo-glicerolo preferendo la conservazione di DNA plasmidico ricombinante. In entrambi i casi la conservazione è effettuata in appositi congelatori a –20 e/o –80°C, opportunamente contrassegnati.
Limitatamente al periodo necessario all'attività specifica, il MOGM viene piastrato su terreno di coltura agarizzato e sigillato in piastre Petri, conservato in frigorifero a 4°C opportunamente contrassegnato.

Smaltimento del materiale biologico.
Anche nei casi non strettamente necessari, tutto il materiale biologico di classe 1, ed il materiale di laboratorio venuto a contatto con tali microrganismi (terreni di coltura, vetreria, plastica, plastica monouso, guanti monouso) è sottoposto a sterilizzazione termica in autoclave a 121°C per 30 minuti prima di essere riutilizzato o eliminato come rifiuto. La possibilità di discriminare tra materiale trattato in autoclave e non, è essenzialmente fornita dall’applicazione di nastri adesivi autoclavabili con indicatore di temperatura. In taluni casi, in particolare per i pochi ml impiegati nel caso specifico, il materiale può venire distrutto con ipoclorito di sodio a 5% - 13%.
Benché si tratti di ceppi di E. coli commerciali non patogeni, è tuttavia consigliato al personale l’adozione dei presidi personali di protezione monouso durante il trattamento per lo smaltimento.

c) Gravità degli effetti potenzialmente nocivi.
Una modalità per procedere all’analisi del rischio sugli effetti nocivi dei microrganismi utilizzati in laboratorio, potrebbe essere quella di rifarsi al caso generale delle informazioni sulla nocività della famiglia a cui i microrganismi in questione appartengono. E. coli , può essere considerato il batterio più studiato dal punto di vista patologico, genomico e molecolare ed esistono ampie documentazioni e casistiche sulle affezioni patologiche che può causare e sulle tossine prodotte e sui rimedi applicabili. Analoghe considerazioni sono valide per i microrganismi donatori dei quali, va ricordato, sono utilizzati solo frammenti del genoma per i quali non esistono effetti potenzialmente nocivi conosciuti.

Probabilità che gli effetti nocivi si realizzino.
In Tabella 1 è riportata una matrice di valutazione fatta seguendo i principi del decreto legislativo 19 settembre 1994 n. 626, delle probabilità di rischio legate alla stima del danno.

gravità danno/patologia

frequenza lieve media grave gravissima
improbabile 1 2 3 4
poco probabile 2 4 6 8
probabile 3 6 9 12
molto probabile 4 8 12 16

Tab. 1 - Stima della gravità e della probabilità di rischio

Facendo riferimento alla casistica di rischio dell’utilizzo dei materiali biologici (classificati di classe 1) nei laboratori di biologia molecolare di tutto il mondo, si è portati a concludere che il rischio di danni per gli esseri umani, gli animali, le piante e l’ambiente sia da considerarsi a frequenza improbabile e a gravità lieve.

3. Conclusione: classe di riferimento e assegnazione.

L’analisi della relazione sulla valutazione del rischio porta a concludere che la classe di riferimento e di assegnazione è la CLASSE 1 in cui gli impieghi confinati presentano rischi nulli o trascurabili.
Di conseguenza, per il MOGM in questione, il LIVELLO DI CONTENIMENTO 1 è da ritenersi appropriato per proteggere la salute umana, gli animali, le piante e l’ambiente.





ALCUNE CONSIDERAZIONI

Si riportano di seguito una comunicazione ricevuta dalla Dott.ssa Eleonora Tramontano del Metapontum Agrobios e la risposta, a tale comunicazione, della Dott.ssa Lucia Martinelli, Responsabile del GdL della SIGA "Organismi Geneticamente Modificati":

Vorrei sottoporre all'attenzione di tutti i soci che hanno inviato la notifica per impiego confinato di MOGM di classe I, ciò che a noi hanno risposto dal Ministero, ovvero che: "a norma delle vigenti leggi in materia di rifiuti biologici è necessario che i rifiuti, sia liquidi che solidi, dopo sterilizzazione, vengano affidati a ditta autorizzata allo smaltimento". Senza, peraltro, specificare a quali leggi si faccia riferimento.
Pertanto si interrompono i termini di legge per l'autorizzazione (che non è necessaria per la classe I).
Il D.Lvo 206 all'all. IV, tabella 1a, precisa che per MOGM di classe I non è necessaria alcuna inattivazione.
Le due affermazioni mi sembrano in palese contraddizione fra loro.
Vorrei sapere se anche altri hanno ricevuto la stessa risposta e se possiamo fare qualcosa come società, o gruppo di lavoro, oltre che come singoli, per impugnare tale provvedimento.
Grazie

Dr. Eleonora Tramontano
Metapontum Agrobios
SS 106 Jonica Km 448,2
tel 39- 0835 740277-321
fax 39- 0835 740204
email etramontano@agrobios.it
http://www.agrobios.it



Gentilissima Eleonora,
grazie dell'avviso con la Tua esperienza: mi sembra importante che, dopo aver cominciato a "metterci in rete" su questo argomento, proseguiamo con i contatti condividendo gli esiti della ri-notifica. Per ora il nostro lab. non ha ricevuto nessuna comunicazione.
Tenuto conto della normativa e gli allegati ad essa, mi stupisce la risposta che hai ricevuto dal Ministero; infatti, io ritengo di interpretare che nel caso di MOGM di classe 1 non sia necessario per la fase finale di "smaltimento fuori dal laboratorio" rivolgersi ad una ditta specializzata per rifiuti speciali. Tanto più che noi, applicando una prassi molto severa, facciamo precedere questo smaltimento da una totale distruzione dei MOGM e anche una totale disinfezione del materiale venuto a contatto con essi con autoclave o ipoclorito.
Penso sia utile che Tu ci tenga informati sui Tuoi prossimi passi e sulle eventuali risposte da parte del Ministero.
Cordiali saluti, Lucia Martinelli







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